Push
significa spingere, ovvero gestire processi in anticipo rispetto al
fabbisogno dei clienti.
Pull, ovvero tirare, significa
fare, al contrario, un'azione su richiesta
In una gestione rigorosamente pull, l'ingresso dei prodotti in
produzione non è anticipato rispetto agli ordini; la produzione è
regolata da valle del processo produttivo.
La gestione push è viceversa caratterizzata da un anticipo
dell'ingresso dei materiali in fabbrica allo scopo di garantire il
tempo di consegna richiesto dal mercato; ciò è fatto utilizzando
delle previsioni: se queste sono scorrette vengono generate delle
scorte il cui effetto è quello di allungare il tempo tale di
produzione (P) invece di accorciare il tempo di consegna
(D=Delivery); l'avanzamento è regolato non sui fabbisogni a valle
ma sulla base di previsioni di tali fabbisogni e di un conseguente
piano di sincronizzazione dei reparti in cascata. Ad esempio questa
è l'ottica di molti sistemi MRP.
IL TEMPO TALE DI PRODUZIONE (P)
La produzione manifatturiera può essere generalmente pensata
come una successione di fasi di fabbricazione\approvvigionamento e
assemblaggio separate da eventuali buffers di scorte. Tali fasi
possono procedere in parallelo o in serie per poi congiungersi; per
ogni fase si può definire il tempo di attraversamento (Lead Time).
Il tempo di attraversamento di una fase di un processo produttivo è
l'intervallo di tempo che intercorre dal momento in cui sono
disponibili i prodotti in input, a quando è disponibile il prodotto
in output (il primo elemento del lotto). Operativamente si può
marchiare un materiale di ingresso e cronometrare il tempo che
impiega a uscire dalla fase considerata. Il Lead Time di
approvvigionamento viene definito, invece, come l'intervallo di
tempo che intercorre dal momento in cui viene ordinata la merce a
quando essa è disponibile per la produzione.
Il P, tempo totale di produzione è definito come il tempo di
attraversamento cumulativo di un prodotto, dal momento in cui
vengono ordinate le materie prime a quello in cui esse vengono
trasformate in prodotto finito, passando attraverso le varie fasi
del processo. Il tempo P è l'orizzonte temporale minimo con il
quale la produzione deve guardare al mercato finale determinando la
lunghezza del programma di produzione.
IL TEMPO DI CONSEGNA (D) - DELIVERY
Oltre a P è necessario calcolare in azienda il tempo D, o tempo
di consegna, ovvero l'intervallo di tempo compreso tra il momento in
cui il cliente ordina un prodotto e il momento in cui vuole che
questo prodotto gli venga consegnato. Il suo valore è generalmente
fissato dal cliente o dal mercato ed è quindi un dato non
modificabile dalla produzione. Il tempo D time dipende, ovviamente,
dal tipo dal tipo di business considerato. Nel caso di produzione a
magazzino, può essere dell'ordine di poche ore, mentre nei casi di
produzioni su commessa assume valori maggiori dello stesso tempo P.
Nella maggiore parte dei casi P è maggiore di D e sono necessarie
di conseguenza delle previsioni per approvvigionare i materiali e
realizzare le operazioni produttive.
Se P>D il programma di produzione si estende per un orizzonte
temporale pari a P e riusciamo a colmarlo di ordini di produzione
solamente sino all’istante D; l’intervallo rimanente
P-D deve essere gestito tramite le previsioni.
Nel secondo caso, P<D, il programma di produzione è già
totalmente definito dagli ordini che addirittura si estendono oltre
il suo orizzonte temporale.
Nell’intervallo D-P abbiamo una certa libertà nella gestione
delle priorità di soddisfacimento degli ordini, che possiamo
sfruttare per una ottimizzazione delle fasi produttive. Si consideri
che cosa ciò significa dal punto di vista dell’investimento. Un
rapporto P:D maggiore di 1 implica la necessità di un investimento
di capitale al momento P con un ritorno previsto al momento D
(momento nel quale termina la fase a rischio). Questa situazione è
analoga a una consueta decisione di investimento finanziario, quale
l’acquisto di azioni o di obbligazioni.
La domanda che ci si pone è: otterremo un adeguato ritorno
dell’investimento, considerati tutti i rischi connessi alla
inaffidabilità delle previsioni, all’obsolescenza e al
deterioramento? Il rischio è tanto maggiore quanto più grande è
l’intervallo P-D e si comprende dunque l’importanza di
minimizzarlo.
Lean Manufacturing System privilegia questo
tipo di approccio.
Un sistema produttivo viene definito:
- PUSH se P/D>1
- PULL se P/D<=1
In un sistema di tipo PULL i materiali vengono tirati dentro la
fabbrica dagli ordini presenti in portafoglio; ciò è possibile in
quanto tali ordini coprono il tempo di attraversamento di produzione
e approvvigionamento. Viceversa in un sistema push è necessario
anticipare l’ingresso dei materiali in fabbrica e gli ordini di
lavorazione perché il tempo di attraversamento è più lungo
dell’orizzonte del portafoglio ordini. Sistemi pull
"puri" sono molto rari nelle tipologie produttive
manifatturiere e prevalgono invece le situazioni in cui il
portafoglio ordini è completato da previsioni di vendita, almeno
nella parte iniziale (push-pull).
Un sistema pull è governato interamente da ordini e dunque
sembra non necessitare di previsioni. Ciò in realtà è vero solo
per i prodotti, però occorre pianificare impianti e forza lavoro,
risorse cioè che definiscono la capacità produttiva di un
processo. Anche queste devono essere approvvigionate con
l’anticipo sufficiente a renderle disponibili al momento
dell’utilizzo.
Per entrambe queste risorse si potrebbero ripetere le
considerazioni fatte nel caso dei materiali e valutare il rapporto
tra il tempo di approvvigionamento e il tempo D; nella grande
maggioranza dei casi esso risulta abbondantemente maggiore di 1,
rendendo necessaria la loro pianificazione in base a previsioni. I
sistemi produttivi pull rappresentano dunque un modello di
eccellenza: costituiscono cioè un target per i sistemi push
raggiungibile attraverso l’abbattimento del P time. Tale
operazione può effettuata, oltre che con strumenti quali
l’ingegneria di prodotto e di processo, con interventi puramente
gestionali. L’idea base muove dalla considerazione che il tempo di
attraversamento aumenta al crescere del grado di integrazione
verticale di un processo produttivo. Si può allora pensare di
frammentare un sistema produttivo in n sottosistemi (cellule)
indipendenti tra loro, ognuno caratterizzato da un tempo di
attraversamento P il cui valore sarà dell’ordine di P/n.
Un sistema di gestione di pull ha il paradigma del suo funzionamento
nelle considerazioni appena citate; esso crea, prima e dopo ogni
reparto produttivo, dei buffer di materiali di disaccoppiamento il
cui scopo è quello di garantire il D time richiesto dal reparto
immediatamente a valle. Ogni reparto della catena logistica vede,
infatti, la valle come un cliente e il reparto a monte come un
fornitore. Si noti che se ogni reparto deve produrre parecchi tipi
differenti di pezzi, il livello totale delle scorte può essere
inaccettabilmente alto. In un sistema di gestione basato
completamente sull’approccio push viene meno questa visione
segmentata del flusso produttivo per lasciare il posto a un’ottica
integrata di tutta la produzione e, eventualmente, anche
dell’approvvigionamento. L’eliminazione delle scorte è un
obbiettivo dichiarato anche di questo secondo approccio e un sistema
di gestione centralizzato, tipo MRP, ha il compito di
"spingere" i prodotti dentro la fabbrica e di regolarne
l’avanzamento al suo interno.
Il principale inconveniente dei sistemi push è legato alle
eventuali variazioni del piano di produzione: se esso cambia, i
prodotti che sono stati già lavorati risultano non più necessari e
devono quindi essere messi a magazzino in attesa di un loro
eventuale futuro utilizzo.
Nei sistemi pull, invece, il tutto inizia con l'ordine che tira la
produzione di cellula in cellula, attraverso sistemi quali il kanban
, creando il minor numero di scorte di disaccoppiamento e
permettendo, al tempo stesso, di lavorare per l'ottimizzazione dei
tempi di attraversamento della singola cella.
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